
L. Geymonat: i fisici di Parigi

    La fisica non  certo la sola scienza presente nel Medioevo,
ma  sicuramente una delle pi importanti per le conseguenze sul
piano filosofico pi generale, come sar dimostrato qualche secolo
dopo dalla vicenda di Copernico e di Galileo

    La grande scuola dei fisici parigini del quattordicesimo
secolo si impernia essenzialmente su tre nomi: Giovanni Buridano
(1290-1358), maestro per circa quarant'anni alla facolt delle
arti dell'Universit di Parigi; Nicola di Oresme (1325-1382,
vescovo di Lisieux), come Buridano, a partire dal 1356, fu maestro
in Parigi; Alberto di Sassonia (1320 circa-1390), professore a
Parigi dal 1351 al 1362, poi all'Universit di Vienna, della quale
fu il primo rettore.
    Buridano non fu, a rigore, un seguace delle dottrine
ockhamiste, pur risentendone l'influenza in molti problemi
particolari. La sua vasta attivit si estese dalla logica alla
fisica, dall'etica alla politica. In logica svilupp acutamente la
teoria della suppositio introducendo varie precise distinzioni
nelle funzioni attribuibili ai termini, e perfezionando di
conseguenza l'aspetto tecnico della trattazione. Per quanto
riguarda il problema filosofico della conoscenza, pur condividendo
in linea di massima il canone metodologico di Ockham, rifiut
energicamente la critica mossa da Nicola d'Autrecourt al principio
di causalit. In accordo con l'indirizzo ockhamistico, fu un
deciso oppositore dell'aristotelismo, dimostrando un acuto spirito
critico anche nei problemi etici e politici. I suoi contributi pi
importanti vanno cercati nella fisica, cui dedic una celebre
opera dal titolo Quaestiones totius libri physicarum. Egli
riprende da Giovanni Filopono la nozione di impetus, gi accolta
dallo stesso Ockham, e ne fa la base di un serio tentativo per
correggere la meccanica aristotelica, senza giungere al suo
radicale capovolgimento. Allorch un motore mette in movimento un
proietto, gli imprimerebbe - secondo Buridano - una potenza
(impetus) capace di fargli proseguire il moto nella direzione
iniziale e con velocit immutata; questo impetus sarebbe
proporzionale alla velocit impressa e al peso del proietto. Con
ci viene conservata l'idea di Aristotele che sia necessaria una
forza per mantenere un corpo in movimento; con la semplice
differenza che questa forza non  pi cercata nell'aria
circostante ma all'interno del corpo stesso. Di particolare
interesse  l'applicazione che Buridano fa di questa nozione
all'astronomia; secondo essa i cieli avrebbero ricevuto un impetus
da Dio, e continuerebbero a conservarlo immutato non incontrando
forze contrastanti. Il nostro autore si occup pure ampiamente di
ottica, ricollegandosi sostanzialmente alla perspectiva del
tredicesimo secolo.
    Nicola di Oresme fu uno dei pensatori pi multiformi della sua
epoca. Studioso di matematica, di fisica, di astronomia, di
politica, di economia, egli occupa senza dubbio un posto notevole
nella storia della scienza; le sue pi geniali scoperte non furono
capite completamente dai suoi contemporanei onde non recarono i
frutti di cui sarebbero state capaci.
    Come astronomo, Oresme avanza varie argomentazioni a favore
dell'ipotesi del moto rotatorio della Terra, assai discussa in
quegli anni negli ambienti parigini, onde pu a buon diritto venir
considerato un precursore di Copernico; si preoccupa pure, come
far poi Galileo, di mostrare che tale tesi non  in contrasto con
la Sacra Scrittura. Ma  soprattutto nella matematica che egli
rivela la sua genialit, introducendo - sia pure in forma
primordiale - l'uso delle coordinate geometriche, secondo il
metodo che verr poi detto cartesiano. Questo uso gli permette di
rappresentare con dei grafici le forme fenomeniche mutevoli nel
tempo e quindi di concepire le leggi di natura in senso
funzionale. Con ci risulta aperta la via alla scienza cinematica
nel significato moderno del termine, perch i moti possono venire
studiati nel loro corso stesso, senza che si debba distinguerli
l'uno dall'altro - come volevano gli aristotelici - in base al
fine cui essi tenderebbero.
    Per tali meriti Oresme viene considerato da taluni critici
moderni - forse con qualche esagerazione - come uno dei pi
grandi pensatori della storia (Hugo Dingler).
    Alberto di Sassonia fu soprattutto un logico e un fisico. Come
logico, approfond la dottrina di Ockham e di Buridano, dando un
notevole impulso all'insegnamento rigorosamente formale di questa
disciplina. Come fisico, fu sostenitore della teoria dell'
impetus, sviluppandone varie conseguenze. Il suo contributo pi
importante  costituito dallo studio dei centri di gravit e della
caduta dei gravi.
    Le ricerche di Buridano, di Oresme e di Alberto di Sassonia
eserciteranno senza dubbio una notevole influenza, diretta o
indiretta, su parecchi studiosi del secolo successivo, e
attraverso di essi, sui grandi pensatori del Rinascimento. Il peso
di questa influenza, sulla quale hanno molto insistito certi
teorici del pensiero scientifico come Pierre Duhem,  per materia
alquanto controversa. Pur essendo doveroso riconoscerlo, sembra
tuttavia da escludere che essa possa sminuire i meriti e
l'originalit di Leonardo, di Galileo e di Cartesio. La nuova fase
della storia del pensiero, rappresentata dal Rinascimento, sar
infatti animata da ben altro vigore speculativo e da ben altra
ricchezza di problemi; sarebbe per inesatto dimenticare che molti
germi della cultura rinascimentale traggono origine dalla tarda
Scolastica

 (L. Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico,
Garzanti, Milano, 1970, volume I, pagine 574-576).
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